Morfologia adattativa del palato.

Spesso incontriamo malocclusioni con una incongurenza trasversale tra palato e mandibola ,ossia il palato appare “stretto”, o “ogivale”.La nostra interpretazione della morfologia del palato come di tutto il distretto facciale è di tipo “biofunzionale”, ossia non rigidamente bloccata in una forma, ma capace per varie dinamiche fisiologiche e biologiche di variare la propria morfologia una volta che si innescano determinate nuove funzioni.

Dire quindi “palato stretto” ha certamente una connotazione e validità pratica ma per comprendere meglio come correggere e su cosa si basa l’efficacia del dispositivo G4 dobbiamo approfondire.

fig..1 Esempio di palato di paziente adulto che cambia radicalmente e stabilmente,(siamo a 4 anni di controllo),morfologia.

Possiamo infatti considerare il palato come funzionalmente diviso in tre aree , diviso da altrettante suture che hanno una precisa funzione adattativa e morfofunzionale,(vedasi precedente articolo sulla premaxilla).

Embiriologicamente la premaxilla ha una origine autonoma rispetto al resto del palato e di fatto la sutura incisivocanina lo conferma, rimanendo funzionalmente attiva anche in età adulta.

Altra sutura fondamentale è la s.cruciforme che funzionalmente divide il retropalato dal medio palato.

Abbiamo quindi,

  • premaxilla, che ortodonticamente relazioniamo a incisivi e “parte” dei canini
  • area di sostegno, che relazioniamo ai premolari e ai sesti
  • retropalato che relazioniamo a settimi e ottavi molari

Fig. 2: proiezione mucosa delle suture palatine.

Queste relazioni sono da rapportare a distretti scheletrici differenti,:

  • premaxilla con occipite, sopratutto nei suoi schemi di flessione o estensione
  • area di sostegno con sfenoide, nei suoi “movimenti “di torsione o flessoestensione
  • retropalato con occipite, nei suoi movimenti di torsione e flessoestensione.

I vari schemi cranici, che sono all’origine delle malocclusioni per via delle tensioni reciproche e delle diverse morfologie delle suture influenzano in vario modo la morfologia , per noi adattativa , del palato.

Un ruolo fondamentale lo rivestono le inserzioni muscolari dei mucoli perigoidei, che inserendosi in varie zone funzionalmente collegate al palato ne possono determinare la morfologia.

Fig.3: base del cranio vista dal basso, notare le linee di forza che esprimono gli pterigoidei e la loro azione sul retropalato.

 

Vediamo come la morfologia del palaro sia relazionata alle forze muscolari,(ma non solo), valutando solo gli aspetti biomeccanici principali di nostri interesse.

Gli pterigiodei si dividono in esterni e interni come sappiamo ed hanno inserzioni e funzioni assai differenti.

Gli pretigoidei interni hanno la seguente inserzione:

faccia interna dell’angolo mandibolare-processi pterigoidei sfenoidali, e sono sopratutto muscoli deputati alla elevazione della mandibola, ossia masticatorio.Questo è un muscolo molto forte.

Gli pterigoidei esterni invece, hanno la seguente inserzione:

Grande ala sfenoidale, tuber palatino e collo del condilo mandibolare, si considerano due fasci che hanno differenti funzioni.

Il fascio superiore origina dalla faccia extracranica della grande ala dello sfenoide nel suo terzo inferiore per inserirsi antero-medialmente alla capsula articolare: alcuni fasci si connettono ed inseriscono indirettamente sul disco, altri fasci prendono inserzione a livello della faccia antero-mediale del collo del condilo nella porzione superiore della fovea pterigoidea.

Il capo inferiore è il principale muscolo che fa compiere movimenti di lateralità quando agisce singolarmente, se i due capi inferiori agiscono insieme protrudono la mandibola. L’azione in sinergismo con lo pterigoideo esterno controlaterale fa compiere alla mandibola un movimento di traslazione in avanti e lateralmente. La sua azione tira il condilo in avanti, in basso e verso l’interno seguendo il piano inclinato dell’eminenza. Origina dalla faccia laterale della lamina laterale del processo pterigoideo dello sfenoide e si dirige indietro e lateralmente. L’inserzione del muscolo è a livello del collo del condilo (fovea pterigoidea)

 

Notiamo come gli esterni abbiano una forte connotazione di coordinazione, controllo e propriocezione del movimento mandibolare; mentre gli interni hanno un compito più di forza come elevatori.

Possiamo ora dire che l’area palatina compresa tra secondo premolare e ottavo sia inserita in un contesto osteoscheletrico fortemente connesso alle inserzioni tendinee e fasciali degli pterigoidei; il cui tono e le forze muscolari espresse ,potrà quindi variare la morfologia del palato stesso.

La parte palatina mediana, cosiddetta di sostegno sarà invece maggiormente sotto l’influenza della posizione assunta allo sfenoide e dai quadranti mascellari-malari ad esso sottoposti.Se lo sfenoide o la sua emiparte è in RI avremo contrazione della relativa area di sostegno,(da quarto a sesto).

Fig.4 Altro caso di paziente il cui palato cambia radialmente morfologia, pur in presenza di ponti fissi, a conferma della azione morfogenica ostroscheletrica delle forze muscolari.

 

Questo è il principio di base che sottende alla concezione del G4, un dispositivo che porta a contrazione equilibrata gli pterigoidei, insieme agli altri muscoli masticatori. La forza sviluppata sinergicamente porterà ad un effetto tensivo centrifugo,direzionato posteriormente ed esternamente, (linee rosse della figura.), generando un allargamento del palato sopratutto nella sua regione retropalatale.

Tale effetto si rivela estremamente utile sia ortodonticamente per l’espansione funzionale generata che sarà assai stabile; sia posturalmente, essendo appunto gli pterigoidei laterali sinergici a molti muscoli quali trapezio, sternocleidomastoidei fino allo psoas che verranno messi in tono più equilibrato e simmetrico.

Fig.4 Le varie lesioni craniche e le differenti morfologie palatine.

 

Per ottenere tali risultati clinici utilizziamo una nuova tecnica, (OP system), consistente nell’utilizzo ragionato di un dispositivo appositamente progettato e realizzato accoppiato ad allineatori specifici, con rinforzi particolari  progettati in modo da rispettare le asimmetrie craniche, correggendo nei limiti della funzionalità e addattatività del soggetto le lesioni craniche.

Il palato quindi è considerabile come una entità morfofunzionale la cui forma è espressione, in vivo, delle forze cui è sottoposto  e dell’assetto cranico di cui fa parte; variando direzione e intensità delle forze , nonchè agendo sullo schema cranico anche la sua morfologia, in tempi sorprendentemente brevi può cambiare.

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Sono il Direttore Sanitario di Cliniche Renova ed il fondatore del progetto OP Analysis. Seguo il coordinamento e la comunicazione tra le varie discipline, tra cui Osteopatia, Podologia, Ortodonzia e Posturologia.